Bilancio di sostenibilità: cos'è, chi è obbligato e come si redige

Dal 2024 il bilancio di sostenibilità non è più un esercizio volontario per molte imprese italiane: è un obbligo di legge. Il recepimento della direttiva CSRD ha trasformato la rendicontazione di sostenibilità in un documento normato, con standard precisi e revisione esterna.

Il quadro, però, è in movimento. La direttiva "Stop the Clock" ha rinviato di due anni l'ingresso di molte imprese, e il pacchetto Omnibus ha ridotto la platea dei soggetti obbligati. Capire dove ci si trova oggi è il primo passo.

Questa guida spiega cos'è il bilancio di sostenibilità, chi deve redigerlo e con quali scadenze aggiornate, cosa deve contenere e come si costruisce.

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In breve

  • Il bilancio di sostenibilità è il documento con cui un'impresa rendiconta i propri impatti ambientali, sociali e di governance secondo standard definiti.
  • In Italia l'obbligo deriva dal D.Lgs 125/2024, che recepisce la direttiva europea CSRD (UE 2022/2464).
  • La rendicontazione segue gli standard ESRS e si fonda sul principio della doppia materialità.
  • La direttiva "Stop the Clock" (UE 2025/794), recepita in Italia con la Legge 118/2025, ha rinviato di due anni gli obblighi per le imprese non ancora soggette.
  • Il pacchetto Omnibus (direttiva UE 2026/470) ha innalzato la soglia di applicazione alle imprese con oltre 1.000 dipendenti.

Cos'è il bilancio di sostenibilità?

Il bilancio di sostenibilità è il documento con cui un'organizzazione comunica, in modo strutturato e verificabile, i propri impatti e le proprie performance in materia ambientale, sociale e di governance.

A differenza del bilancio d'esercizio, che misura la performance economico-finanziaria, il bilancio di sostenibilità misura il rapporto tra l'impresa e il contesto in cui opera: emissioni, risorse, persone, catena del valore, governance.

Con la CSRD questo documento, prima spesso volontario, diventa parte integrante della relazione sulla gestione e segue regole comuni a livello europeo. Si parla in questo caso, più propriamente, di rendicontazione di sostenibilità.

Calendario degli obblighi CSRD in Italia dopo lo Stop the Clock

Bilancio di sostenibilità e CSRD: il quadro normativo

La CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive, direttiva UE 2022/2464) è la norma europea che disciplina la rendicontazione di sostenibilità. Ha sostituito la precedente direttiva sulla dichiarazione non finanziaria, ampliando in modo significativo platea e contenuti.

In Italia la CSRD è stata recepita con il D.Lgs 6 settembre 2024, n. 125, in vigore dal 25 settembre 2024. Il decreto stabilisce chi deve rendicontare, secondo quali standard e con quale calendario, e introduce l'obbligo di una revisione (assurance) esterna sui dati di sostenibilità.

Chi è obbligato e da quando: il calendario aggiornato

Il calendario originario del D.Lgs 125/2024 è stato modificato due volte a livello europeo: prima dalla direttiva "Stop the Clock" (UE 2025/794), recepita in Italia con la Legge 118/2025, che ha rinviato di due anni l'ingresso delle imprese non ancora soggette; poi dal pacchetto Omnibus (direttiva UE 2026/470), che ha innalzato la soglia di applicazione.

Categoria di imprese Primo esercizio rendicontato Stato
Grandi imprese enti di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti (e società madri di grandi gruppi) Esercizio 2024 (report nel 2025) Già in vigore
Altre grandi imprese Esercizio 2027 (report nel 2028) Rinviato dallo "Stop the Clock"
PMI quotate, enti piccoli e non complessi Esercizio 2028 (report nel 2029) Rinviato dallo "Stop the Clock"
Microimprese Escluse

A questo si aggiunge l'effetto dell'Omnibus: la revisione europea ha ristretto l'ambito della CSRD alle imprese con oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di ricavi. Il recepimento di questa modifica nell'ordinamento italiano è il passaggio da monitorare nei prossimi mesi.

Information importante

Attenzione: essere usciti dall'obbligo non significa essere esclusi dal tema. Clienti, banche e committenti continuano a richiedere dati di sostenibilità lungo la catena del valore, a prescindere dalla soglia di legge.

Cosa contiene: gli standard ESRS e la doppia materialità

Il contenuto del bilancio di sostenibilità non è libero: segue gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), gli standard tecnici elaborati dall'EFRAG e adottati dalla Commissione europea.

Gli ESRS coprono i temi ambientali, sociali e di governance attraverso standard trasversali e tematici. L'impresa rendiconta solo i temi che risultano materiali per la propria attività.

La selezione dei temi avviene tramite la doppia materialità: si considera sia l'impatto dell'impresa su ambiente e società (prospettiva "inside-out"), sia il modo in cui le questioni di sostenibilità incidono sulla situazione finanziaria dell'impresa (prospettiva "outside-in"). Un tema è material se è rilevante da almeno una delle due prospettive.

Il principio della doppia materialità negli ESRS

Come si redige un bilancio di sostenibilità

La costruzione di un bilancio di sostenibilità conforme segue una sequenza precisa.

Si parte dall'analisi di doppia materialità, che individua i temi rilevanti coinvolgendo gli stakeholder. Si procede poi con la raccolta dei dati su tutta la catena del valore, spesso la fase più impegnativa: emissioni di gas serra, consumi, dati sociali e di governance. Seguono la redazione secondo gli ESRS, la digitalizzazione del documento nel formato elettronico richiesto e, infine, la revisione esterna (assurance) prevista dalla CSRD.

La difficoltà principale è operativa: reperire dati affidabili e comparabili da fonti diverse. Una piattaforma come Orki automatizza la raccolta dei dati di attività e il calcolo degli indicatori, in particolare delle emissioni, riducendo i tempi e migliorando l'affidabilità del dato rendicontato.

Bilancio volontario: perché redigerlo anche senza obbligo

Con l'Omnibus molte imprese escono dall'ambito obbligatorio della CSRD. Questo non rende il bilancio di sostenibilità inutile, anzi.

Un bilancio volontario, anche in forma semplificata, permette di rispondere alle richieste di clienti e istituti finanziari, di accedere a bandi e finanziamenti legati a criteri ambientali, e di strutturare una strategia di sostenibilità prima che diventi un obbligo. Per le PMI esiste anche lo standard volontario semplificato pensato dall'EFRAG.

Fonti

  • Gazzetta Ufficiale / Normattiva — D.Lgs 6 settembre 2024, n. 125 (recepimento CSRD). https://www.normattiva.it — Consultato il 4 giugno 2026.
  • Legge 8 agosto 2025, n. 118 (recepimento direttiva "Stop the Clock"). https://www.normattiva.it — Consultato il 4 giugno 2026.
  • EUR-Lex — Direttiva (UE) 2022/2464 (CSRD), Direttiva (UE) 2025/794 ("Stop the Clock"), Direttiva (UE) 2026/470 (Omnibus). https://eur-lex.europa.eu — Consultato il 4 giugno 2026.
  • EFRAG — European Sustainability Reporting Standards (ESRS). https://www.efrag.org — Consultato il 4 giugno 2026.

Domande frequenti

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Che cos'è il bilancio di sostenibilità?
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È il documento con cui un'impresa rendiconta i propri impatti e le proprie performance ambientali, sociali e di governance, secondo standard definiti. Con la CSRD diventa parte della relazione sulla gestione.
Qual è la differenza tra bilancio di sostenibilità e bilancio d'esercizio?
Moins
Il bilancio d'esercizio misura la performance economico-finanziaria; il bilancio di sostenibilità misura gli impatti ambientali, sociali e di governance dell'impresa e i relativi rischi e opportunità.
Il bilancio di sostenibilità è obbligatorio in Italia?
Plus
Sì, per le imprese che rientrano nell'ambito della CSRD recepita dal D.Lgs 125/2024. Le grandi imprese enti di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti rendicontano già dall'esercizio 2024.
Cosa ha cambiato la direttiva "Stop the Clock"?
Plus
La direttiva UE 2025/794, recepita in Italia con la Legge 118/2025, ha rinviato di due anni gli obblighi per le imprese non ancora soggette: le altre grandi imprese rendicontano dall'esercizio 2027 e le PMI quotate dal 2028.
Cosa ha cambiato il pacchetto Omnibus?
Plus
La direttiva UE 2026/470 ha innalzato la soglia di applicazione della CSRD alle imprese con oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di ricavi, riducendo la platea dei soggetti obbligati. Il recepimento italiano è atteso.
Quali standard si usano per il bilancio di sostenibilità?
Plus
Si usano gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), elaborati dall'EFRAG e adottati dalla Commissione europea.
Che cos'è la doppia materialità?
Plus
È il principio per cui un tema di sostenibilità è rilevante se lo è dal punto di vista dell'impatto dell'impresa sull'ambiente e sulla società, o dal punto di vista finanziario, o da entrambi.
Il bilancio di sostenibilità deve essere revisionato?
Plus
Sì. La CSRD introduce l'obbligo di una revisione esterna (assurance) sui dati di sostenibilità, inizialmente con un livello di garanzia limitato.
Le microimprese sono obbligate?
Plus
No. Le microimprese sono escluse dall'obbligo di rendicontazione di sostenibilità.
Conviene redigere un bilancio di sostenibilità volontario?
Plus
Sì, in molti casi. Permette di rispondere alle richieste di clienti e banche, di accedere a finanziamenti e di strutturare una strategia di sostenibilità anche fuori dall'obbligo.
Quanto tempo serve per preparare un bilancio di sostenibilità?
Plus
Dipende dalla dimensione e dalla maturità dei dati. La fase più lunga è in genere la raccolta dei dati sulla catena del valore; per questo conviene strutturarla con anticipo e con strumenti dedicati.