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GHG Protocol: standard, scope 1 2 3 e differenza con la ISO 14064

In breve

  • Il GHG Protocol è lo standard volontario più utilizzato al mondo per misurare le emissioni di gas serra, sviluppato dal World Resources Institute (WRI) e dal World Business Council for Sustainable Development (WBCSD).
  • Definisce la suddivisione in scope 1 (dirette), scope 2 (energia acquistata) e scope 3 (catena del valore, 15 categorie), applicata da quasi tutti gli standard successivi, inclusa la CSRD/ESRS E1.
  • Non è una norma certificabile: la certificazione passa dalla ISO 14064-1, concepita per essere compatibile con il Corporate Standard del GHG Protocol senza sostituirlo.
  • Un processo di revisione è in corso dal 2024-2025 e punta a un testo unificato con la ISO 14064-1 entro il 2027-2028: resta una proposta, gli standard attuali restano pienamente in vigore.

Quando un'azienda italiana calcola la propria impronta di carbonio, nella quasi totalità dei casi applica, senza magari saperlo, una metodologia nata a fine anni '90 a Washington: il GHG Protocol. È il riferimento comune dietro il calcolo delle emissioni richiesto dalla CSRD, dalla validazione SBTi e dalla maggior parte dei software di misurazione sul mercato.

Eppure il GHG Protocol stesso è spesso frainteso: scambiato per una norma certificabile (non lo è), confuso con la ISO 14064 (che ne è complementare, non sostitutiva), o dato per immutabile mentre è in corso la revisione più ampia della sua storia.

Questo articolo spiega cos'è il GHG Protocol, come si articola in scope 1, 2 e 3, quali sono i suoi 4 standard e in cosa si distingue dalla ISO 14064, tenendo ferma la distinzione tra ciò che è già in vigore e ciò che resta, ad oggi, una proposta.

Cos'è il GHG Protocol e chi lo ha sviluppato

Il Greenhouse Gas Protocol (GHG Protocol) è un insieme di standard e linee guida per la contabilizzazione e la rendicontazione delle emissioni di gas serra, sviluppato congiuntamente dal World Resources Institute (WRI) e dal World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) a partire dalla fine degli anni '90.

Non è un ente di certificazione né un'autorità regolatoria: è un cadre metodologico volontario, oggi adottato come riferimento de facto da governi, aziende e altri standard di rendicontazione, CSRD europea inclusa.

Il GHG Protocol poggia su 5 principi contabili:

  • Rilevanza (relevance): il perimetro riflette le emissioni che contano davvero per l'organizzazione e i suoi utilizzatori.
  • Completezza (completeness): tutte le fonti di emissione pertinenti sono incluse.
  • Coerenza (consistency): metodologie comparabili nel tempo, con le modifiche documentate.
  • Trasparenza: ipotesi e metodi di calcolo sono esplicitati.
  • Accuratezza: le stime non si discostano sistematicamente dal dato reale.

Scope 1, 2 e 3: come si dividono le emissioni

Le 15 categorie dello scope 3 raggruppate a monte e a valle della catena del valore

Il GHG Protocol suddivide le emissioni in tre categorie, oggi riprese da quasi ogni standard di rendicontazione:

  • Scope 1: emissioni dirette da fonti possedute o controllate dall'organizzazione, come la combustione di carburanti, i processi industriali o le perdite di gas refrigeranti.
  • Scope 2: emissioni indirette legate all'energia acquistata (elettricità, calore, vapore). Dal 2015 si calcolano con due metodi obbligatori in parallelo: location-based (fattore medio della rete nazionale) e market-based (contratti di fornitura, garanzie d'origine).
  • Scope 3: tutte le altre emissioni indirette della catena del valore, suddivise in 15 categorie a monte (acquisti, beni capitali, trasporto in entrata, viaggi di lavoro…) e a valle (trasporto in uscita, uso dei prodotti venduti, fine vita…). È quasi sempre la componente più rilevante dell'impronta totale, in particolare per le aziende che vendono prodotti fisici.

I 4 standard che compongono il GHG Protocol

I 4 standard del GHG Protocol e il percorso di revisione verso un testo unificato con la ISO 14064

Il GHG Protocol non è un documento unico, ma una famiglia di 4 standard pubblicati in momenti diversi:

  1. Corporate Accounting and Reporting Standard (« Corporate Standard »), prima edizione 2001, edizione rivista 2004: copre gli scope 1 e 2 a livello di organizzazione. È ancora oggi il testo di riferimento.
  2. Scope 2 Guidance (2015): introduce la distinzione tra metodo location-based e market-based per l'energia acquistata.
  3. Corporate Value Chain (Scope 3) Accounting and Reporting Standard (2011): definisce le 15 categorie dello scope 3.
  4. Product Life Cycle Accounting and Reporting Standard: applica la stessa logica a livello di singolo prodotto, in dialogo con l'analisi del ciclo di vita (LCA).

GHG Protocol e CSRD: il legame con l'ESRS E1

La Disclosure Requirement E1-6 dell'ESRS impone alle imprese soggette a CSRD di pubblicare le emissioni lorde di scope 1, 2 e 3 (più il totale), calcolate secondo la metodologia dei tre scope del GHG Protocol. Lo scope 2 si riporta con entrambi i metodi, location-based e market-based. Lo scope 3 segue un ciclo a due livelli: le categorie significative si aggiornano ogni anno, mentre l'inventario completo va rivisto almeno ogni 3 anni o dopo un cambiamento rilevante. Le imprese con 750 dipendenti o meno possono omettere i data point di scope 3 e il totale GES nel primo anno di applicazione.

Il D.Lgs 125/2024, in vigore dal 25 settembre 2024, recepisce la CSRD in Italia e rende applicabile l'ESRS E1 alle imprese nel suo perimetro, quindi indirettamente la metodologia del GHG Protocol per il calcolo delle emissioni.

GHG Protocol vs ISO 14064: la differenza che conta

Le due cose vengono spesso confuse, ma rispondono a esigenze diverse e si completano.

Aspetto GHG Protocol ISO 14064-1
Natura Cadre metodologico volontario Norma internazionale certificabile
Certificazione Non prevista di per sé Sì, tramite organismo accreditato
Compatibilità Base storica (dal 2001) Concepita per essere compatibile con il Corporate Standard
Uso tipico Calcolo e rendicontazione interna, CSRD, SBTi Verifica esterna dell'inventario, credibilità verso terzi
Chi lo pubblica WRI e WBCSD ISO (International Organization for Standardization)

In pratica, molte organizzazioni calcolano la propria impronta seguendo il GHG Protocol e fanno verificare l'inventario secondo la ISO 14064-1 quando serve una garanzia esterna, ad esempio per una validazione SBTi o per un bando pubblico che la richiede.

La revisione in corso: cosa cambierà (e cosa resta una proposta)

Dal 2024-2025 il GHG Protocol ha avviato un processo di revisione del proprio corpus di standard, formalizzato da una partnership con la ISO annunciata nel 2025: l'obiettivo dichiarato è arrivare a un testo unico che integri Corporate Standard, Scope 2 Guidance, Scope 3 Standard e ISO 14064-1.

L'aggiornamento di fase 1 del 31 marzo 2026 porta proposte concrete, ancora in consultazione:

  • per lo scope 3: una soglia di copertura di almeno il 95% delle emissioni scope 3 richieste (con giustificazione delle esclusioni), disaggregazione obbligatoria per tipo di dato, obiettivi annuali di miglioramento della qualità dei dati;
  • per lo scope 2: un requisito di corrispondenza oraria (« hourly matching ») e di « deliverability » per il metodo market-based.

Attenzione al passaggio di stato: secondo fonti non ufficiali, il nuovo standard unificato sarebbe aperto a consultazione pubblica nel 2027, con pubblicazione del testo finale non prima della fine del 2028 (calendario non confermato sul sito ufficiale del GHG Protocol al momento della stesura di questo articolo). Fino ad allora, il Corporate Standard 2004, la Scope 2 Guidance 2015 e lo Scope 3 Standard 2011 restano pienamente in vigore: nessuna azienda deve anticipare oggi un testo non ancora adottato.

Il contesto italiano: fattori di emissione e normativa

Il GHG Protocol non prevede una versione nazionale: le imprese italiane applicano lo stesso standard globale, ma per il calcolo location-based dello scope 2 fanno riferimento ai fattori di emissione nazionali per l'elettricità pubblicati annualmente da ISPRA, sotto il quadro del DM MASE 224/2023, con una declinazione anche regionale.

Il D.Lgs 125/2024 (recepimento CSRD) rende l'applicazione dell'ESRS E1, e quindi del GHG Protocol, obbligatoria per le grandi imprese italiane nel suo perimetro, mentre resta una scelta volontaria ma diffusa per le PMI che vogliono strutturare la propria misurazione, anche in vista di una validazione SBTi.

Errori comuni nell'applicazione del GHG Protocol

  • Confondere GHG Protocol e ISO 14064: il primo è un metodo di calcolo, il secondo è ciò che permette di farlo verificare e certificare da un organismo esterno.
  • Dimenticare il doppio calcolo dello scope 2: dal 2015 location-based e market-based vanno calcolati entrambi, non uno a scelta.
  • Sottostimare lo scope 3: limitarsi a poche categorie « facili » (es. viaggi di lavoro) mentre la categoria più rilevante, spesso l'uso dei prodotti venduti, resta non misurata.
  • Trattare la revisione in corso come già applicabile: le proposte di marzo 2026 non sono uno standard pubblicato, non vanno citate come un obbligo.

Una piattaforma di misura come quella di Orki struttura il calcolo per scope secondo la metodologia del GHG Protocol, con il doppio calcolo location-based/market-based per lo scope 2 e la copertura delle 15 categorie dello scope 3, per alimentare un inventario pronto per l'ESRS E1 e per una eventuale validazione SBTi.

Fonti

Domande frequenti

Perché scegliere Orki ?

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È lo standard volontario più utilizzato al mondo per misurare e rendicontare le emissioni di gas serra di un'organizzazione, sviluppato dal World Resources Institute e dal World Business Council for Sustainable Development.
Non di per sé: è un cadre metodologico volontario. Diventa di fatto necessario quando è richiamato da un obbligo di rendicontazione, come l'ESRS E1 della CSRD, che impone di calcolare scope 1, 2 e 3 secondo la sua metodologia.
Lo scope 1 copre le emissioni dirette dell'organizzazione, lo scope 2 le emissioni legate all'energia acquistata, lo scope 3 tutte le altre emissioni indirette della catena del valore, suddivise in 15 categorie a monte e a valle.
Perché la Scope 2 Guidance del 2015 richiede sia il metodo location-based (fattore medio della rete elettrica nazionale) sia il metodo market-based (contratti di fornitura e garanzie d'origine specifiche), per dare una visione completa.
Vanno dai beni e servizi acquistati ai beni capitali, dal trasporto a monte e a valle ai viaggi di lavoro, fino all'uso dei prodotti venduti, la loro fine vita e gli investimenti. Sono raggruppate in categorie a monte (upstream) e a valle (downstream) della catena del valore.
No. Non prevede di per sé una certificazione. Chi ha bisogno di una verifica esterna si rivolge alla ISO 14064-1, concepita per essere compatibile con il Corporate Standard del GHG Protocol.
Il GHG Protocol è il metodo di calcolo; la ISO 14064-1 è la norma che permette la verifica e la certificazione dell'inventario da parte di un organismo accreditato. Si usano insieme, non in alternativa.
Sì, indirettamente: la Disclosure Requirement E1-6 dell'ESRS richiede che le emissioni di scope 1, 2 e 3 siano calcolate secondo la metodologia dei tre scope definita dal GHG Protocol.
Un processo avviato nel 2024-2025, con una partnership GHG Protocol-ISO annunciata nel 2025. L'aggiornamento di fase 1 di marzo 2026 propone, tra l'altro, una soglia di copertura del 95% per lo scope 3 e un requisito di corrispondenza oraria per lo scope 2. Resta una proposta in consultazione, non un testo adottato.
Non è confermato ufficialmente. Secondo fonti non ufficiali, la consultazione pubblica sarebbe prevista nel 2027 e il testo finale non prima della fine del 2028. Fino ad allora gli standard attuali restano pienamente validi.
No. È utilizzabile da organizzazioni di qualunque dimensione. Diventa un passaggio pressoché obbligato per le grandi imprese soggette a CSRD, ma resta una scelta aperta a qualsiasi PMI che voglia strutturare la propria misurazione delle emissioni.
Per il metodo location-based, le imprese italiane fanno riferimento ai fattori di emissione nazionali per l'elettricità pubblicati annualmente da ISPRA, nel quadro del DM MASE 224/2023.
Sì. La validazione degli obiettivi di riduzione da parte della Science Based Targets initiative richiede un inventario delle emissioni costruito secondo la metodologia del GHG Protocol.
Dipende dal settore, ma per le aziende che vendono prodotti fisici è spesso la categoria 11 (uso dei prodotti venduti), perché richiede ipotesi sulla durata di vita e sulle condizioni d'uso del prodotto presso il cliente finale.