GRI (Global Reporting Initiative): cosa sono gli standard di rendicontazione di sostenibilità

In breve

  • Gli standard GRI (Global Reporting Initiative) sono il referenziale di rendicontazione di sostenibilità volontario più diffuso al mondo: li utilizza il 71% delle 100 maggiori imprese di 58 paesi e il 77% delle 250 maggiori multinazionali (dati KPMG 2024).
  • Dal 2016 non sono più semplici linee guida ma standard veri e propri, organizzati dal 2021 in tre serie: Universal Standards, Sector Standards e Topic Standards.
  • Non sono obbligatori: dove la CSRD si applica, lo standard obbligatorio è l'ESRS. GRI ed ESRS sono però dichiarati formalmente interoperabili da EFRAG e GRI dal settembre 2023.
  • In Italia erano il referenziale di fatto della vecchia Dichiarazione Non Finanziaria (D.Lgs 254/2016, oggi abrogato) e restano utili per le imprese fuori dal perimetro CSRD o per dialogare con stakeholder internazionali.

Settantuno aziende su cento, tra le più grandi di 58 paesi, pubblicano oggi la propria rendicontazione di sostenibilità facendo riferimento agli standard GRI. È il referenziale volontario più utilizzato al mondo, nato quasi trent'anni fa e tuttora in evoluzione.

Con l'arrivo della CSRD e degli ESRS, molte imprese italiane si chiedono se il GRI sia diventato superfluo. La risposta è più sfumata: i due sistemi non competono, sono stati dichiarati interoperabili, e il GRI resta il riferimento per chi non rientra ancora nel perimetro obbligatorio europeo o deve dialogare con investitori e clienti internazionali abituati a questo linguaggio.

Questo articolo spiega cosa sono gli standard GRI, come sono strutturati, cosa cambia con la revisione 2021, qual è il loro rapporto con la CSRD e gli ESRS, e come si inseriscono nel percorso di rendicontazione di un'impresa italiana.

Cos'è il GRI e cosa sono gli standard GRI

Il GRI, Global Reporting Initiative, è un'organizzazione internazionale indipendente nata nel settembre 1997 a Boston, fondata da CERES (Coalition for Environmentally Responsible Economies) e dal Tellus Institute, con il coinvolgimento del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP). L'iniziativa nacque dall'esigenza, emersa dopo il disastro ambientale della petroliera Exxon Valdez del 1989, di dare alle imprese un quadro comune per rendicontare i propri impatti ambientali, e in seguito sociali ed economici.

Le prime linee guida di rendicontazione, le « GRI Guidelines », furono pubblicate nel 2000, dopo una bozza di consultazione diffusa nel 1999. Da allora si sono succedute diverse versioni (fino alla G4), fino alla svolta del 2016.

Nel 2016 il GRI ha smesso di pubblicare semplici linee guida e ha introdotto i primi standard globali di rendicontazione di sostenibilità, i « GRI Standards », entrati in vigore il 1° luglio 2018. La differenza non è solo terminologica: uno standard pone requisiti più precisi e verificabili di una linea guida, e può essere citato come riferimento normativo in un rapporto di assurance.

Come sono strutturati gli standard GRI: le tre serie

Dalla revisione del 2021, gli standard GRI formano un sistema modulare organizzato in tre serie, pensato per essere applicato da qualunque organizzazione, indipendentemente da settore o dimensione.

Le tre serie degli standard GRI: Universal Standards, Sector Standards, Topic Standards

Serie Funzione Esempi
Universal Standards Si applicano a ogni organizzazione: principi di rendicontazione, informativa generale, processo di determinazione dei temi materiali GRI 1 (Foundation), GRI 2 (General Disclosures), GRI 3 (Material Topics)
Sector Standards Descrivono gli impatti tipici di un settore e orientano quali temi trattare in via prioritaria GRI 11 (Oil and Gas), GRI 12 (Coal), GRI 13 (Agricoltura, acquacoltura e pesca), GRI 14 (Attività estrattive)
Topic Standards Elencano gli indicatori di rendicontazione (disclosure) relativi a un singolo tema GRI 403 (Salute e sicurezza sul lavoro), GRI 101: Biodiversity 2024, GRI 102: Climate Change 2025, GRI 103: Energy 2025

I Sector Standards sono tuttora in espansione: ai quattro già pubblicati si affianca un progetto in corso per il settore tessile/abbigliamento (exposure draft pubblicato nel luglio 2025, approvazione GSSB attesa nel quarto trimestre 2026) e uno per i servizi finanziari (approvazione GSSB attesa nel 2026). Nel settembre 2026 il GRI ha inoltre annunciato un formato più snello per lo sviluppo dei futuri Sector Standard e il lancio, secondo questo nuovo approccio, di un progetto pilota per il settore Food & Beverage.

Le versioni più recenti dei Topic Standard su biodiversità ed energia/clima sono state riviste tra il 2024 e il 2025, con date di entrata in vigore scaglionate: GRI 101: Biodiversity 2024 (pubblicato nel gennaio 2024) si applica alle rendicontazioni a partire dal 1° gennaio 2026; GRI 102: Climate Change 2025 e GRI 103: Energy 2025 (pubblicati nel giugno 2025) si applicano a partire dal 1° gennaio 2027. GRI 102: Climate Change 2025 sostituisce, da questa stessa data, le disclosure climatiche di GRI 305 (Emissioni) e GRI 201-2.

Attenzione alla rinumerazione: prima della revisione 2021, gli Universal Standards si chiamavano GRI 101 (Foundation), GRI 102 (General Disclosures) e GRI 103 (Management Approach), poi rinominati rispettivamente GRI 1, GRI 2 e GRI 3. Dal 2024-2025 il GRI ha riutilizzato gli stessi numeri 101, 102 e 103 per tre nuovi Topic Standard, senza alcun legame con gli standard universali originari. Chi consulta un vecchio rapporto deve quindi sempre verificare a quale versione si riferisce un rimando a « GRI 102 » o « GRI 103 ».

La revisione 2021 degli Universal Standards: cosa è cambiato

La revisione degli Universal Standards, pubblicata nel 2021, è il cambiamento più significativo dal passaggio alle linee guida agli standard veri e propri nel 2016. È entrata in vigore per le informazioni pubblicate a partire dal 1° gennaio 2023, con adozione anticipata incoraggiata.

I punti principali della revisione:

  • Un requisito esplicito di due diligence sugli impatti, allineato ai principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani e alle linee guida OCSE.
  • Una struttura più chiara dei tre standard fondanti: GRI 1 definisce i principi, GRI 2 richiede le informative generali (governance, strategia, pratiche), GRI 3 guida il processo di determinazione dei temi materiali.
  • Un'attenzione rafforzata ai diritti umani, già presente nelle versioni precedenti ma ora più esplicita nei requisiti di disclosure.

Da notare: la revisione 2021 ha anticipato, su più punti, l'approccio di doppia materialità poi reso obbligatorio dagli ESRS: il GRI chiede da tempo di rendicontare gli impatti dell'organizzazione sull'ambiente e sulle persone (materialità di impatto), non solo i rischi finanziari che l'organizzazione subisce.

GRI ed ESRS: standard volontario o obbligatorio?

Qui si concentra la domanda più frequente delle imprese italiane: se la CSRD impone gli ESRS, il GRI serve ancora?

La distinzione di fondo è questa: gli standard ESRS (regolamento delegato (UE) 2023/2772, la cui revisione è stata adottata dalla Commissione europea il 3 luglio 2026 ed è in corso di esame da parte di Parlamento e Consiglio) sono obbligatori per le imprese che rientrano nel perimetro della CSRD. Il GRI resta un referenziale volontario, utilizzabile da qualsiasi organizzazione, dentro o fuori dal perimetro CSRD.

I due sistemi non sono in concorrenza. EFRAG e GRI hanno pubblicato nel settembre 2023 una dichiarazione congiunta di interoperabilità, confermando un alto livello di allineamento tra le definizioni e le disclosure di impatto dei due standard. Una conseguenza pratica: secondo il GRI-ESRS Interoperability Index, un'impresa che rendiconta secondo gli ESRS può essere considerata come rendicontante anche "con riferimento a" gli standard GRI corrispondenti, a condizione che la propria valutazione di materialità lo confermi (ESRS 1, §11): non si tratta quindi di un'equivalenza automatica. Per rivendicare formalmente il "con riferimento a", il GRI 1 richiede inoltre la pubblicazione di un GRI Content Index, una dichiarazione d'uso (statement of use) e una notifica alla GRI. Una prima versione pubblica dell'indice circolava già da novembre 2023; la Version 1 definitiva è stata pubblicata nel novembre 2024, e mappa le corrispondenze sulla base degli ESRS nella loro versione originaria del 2023: è quindi parzialmente superata dalla revisione ESRS adottata nel luglio 2026.

Caratteristica Standard GRI Standard ESRS
Natura Volontaria Obbligatoria per le imprese nel perimetro CSRD
Chi li emette GRI (organizzazione internazionale indipendente) EFRAG, resi ufficiali dalla Commissione europea
Materialità Materialità di impatto Doppia materialità (impatto e finanziaria)
Perimetro Globale, qualunque organizzazione Imprese UE sopra soglia, più alcune imprese di paesi terzi
Rapporto tra i due Interoperabile con gli ESRS dal 2023 (dichiarazione congiunta EFRAG-GRI) Standard di riferimento per la CSRD

Tappe storiche del GRI, dalla fondazione nel 1997 all'interoperabilità con gli ESRS

Per chi deve già rendicontare secondo gli ESRS, il GRI non aggiunge un obbligo distinto; resta però un linguaggio comune utile per comunicare con investitori, clienti e fornitori internazionali abituati a questo standard da più tempo degli ESRS.

Il GRI in Italia: dalla dichiarazione non finanziaria alla CSRD

In Italia il GRI ha una storia pratica più lunga della CSRD. Il D.Lgs 254/2016, che recepiva la direttiva (UE) 2014/95 (la direttiva sulle informazioni non finanziarie, nota come NFRD), imponeva la pubblicazione di una Dichiarazione Non Finanziaria (DNF) agli enti di interesse pubblico di grandi dimensioni. Gli enti di interesse pubblico sono un elenco chiuso (società con titoli quotati, banche, imprese di assicurazione e di riassicurazione): tra questi, erano soggetti all'obbligo solo quelli di grandi dimensioni, cioè con oltre 500 dipendenti in media e il superamento di una soglia tra 20 milioni di euro di totale di bilancio o 40 milioni di euro di ricavi netti. Una grande impresa non compresa in questo elenco chiuso, per quanto importante, non era quindi soggetta alla DNF.

Il decreto non imponeva nominalmente un unico referenziale di rendicontazione. Nella pratica, la grande maggioranza delle imprese italiane soggette alla DNF ha scelto di redigerla facendo riferimento, in tutto o in parte, agli standard GRI, che si sono così affermati come il referenziale di fatto, pur senza un obbligo di legge a citarli per nome. Un dato più preciso per l'Italia: secondo il Rapporto CONSOB sulla DNF 2023 (relativo all'esercizio 2022), 144 società quotate su Euronext Milan hanno pubblicato una DNF, pari al 71,3% in numero e al 96,7% della capitalizzazione di mercato: un dato nazionale, verificabile e pubblicato dal regolatore, ben più solido di una generica "grande maggioranza".

Il D.Lgs 254/2016 è stato abrogato e sostituito dal D.Lgs 125/2024, che recepisce la direttiva CSRD (direttiva (UE) 2022/2464) e introduce gli ESRS come standard obbligatorio per le imprese nel perimetro. Dopo la direttiva Omnibus I (direttiva (UE) 2026/470, in vigore dal 18 marzo 2026), le soglie di applicazione sono state innalzate a oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato. La Commissione europea stima che questo innalzamento escluda circa l'80% delle imprese originariamente nel perimetro CSRD a livello UE (su una base di circa 42.500 imprese inizialmente interessate); alcune analisi settoriali indicano una riduzione ancora più marcata, fino all'85-90%. La Commissione non pubblica, in valore assoluto, il numero d'imprese che restano nel perimetro obbligatorio a livello UE.

Per le imprese che restano fuori dal perimetro CSRD, dopo l'innalzamento delle soglie, il GRI resta un'opzione concreta per comunicare in modo strutturato i propri impatti, soprattutto verso clienti, banche o investitori che lo richiedono.

Quante imprese utilizzano gli standard GRI

Il dato più recente e citato a livello internazionale viene dalla KPMG Survey of Sustainability Reporting, edizione 2024. Il campione « N100 » comprende 5.800 imprese, le 100 maggiori imprese quotate e non quotate di 58 paesi; il campione « G250 », costruito separatamente sulla base della classifica Fortune Global 500 2023, comprende le 250 maggiori multinazionali al mondo.

Risultati principali: il 71% delle imprese N100 utilizza gli standard GRI (in crescita di 3 punti percentuali rispetto al 2022), e il 77% delle imprese G250 (contro il 78% dell'edizione precedente, un dato quasi stabile). A livello regionale, l'adozione nel campione N100 è più alta in Asia-Pacifico (75%), seguita da Europa (71%), Americhe (70%) e Medio Oriente/Africa (64%).

Questi dati sono mondiali ed europei, non specifici all'Italia: la survey KPMG 2024 non pubblica una ripartizione per singolo paese europeo in questa edizione. Restano comunque un'indicazione solida della diffusione del referenziale tra le grandi imprese, anche in un contesto in cui gli ESRS diventano lo standard obbligatorio per una parte crescente di esse.

La KPMG Survey of Sustainability Reporting 2024 resta, alla data di pubblicazione di questo articolo, l'edizione più recente. La prossima edizione è attesa tra ottobre e dicembre 2026 (l'edizione 2022 è uscita il 26 ottobre, quella 2024 a novembre): i dati qui citati potrebbero essere aggiornati nelle prossime settimane.

Come si redige un bilancio secondo gli standard GRI

Il percorso di rendicontazione secondo gli standard GRI segue, in sintesi, quattro tappe.

  1. Applicare i principi di rendicontazione del GRI 1 (accuratezza, bilanciamento, chiarezza, comparabilità, tra gli altri) per orientare l'intero processo.
  2. Pubblicare le informative generali richieste dal GRI 2 su governance, strategia, pratiche e coinvolgimento degli stakeholder.
  3. Condurre il processo di determinazione dei temi materiali previsto dal GRI 3, per identificare gli impatti più significativi dell'organizzazione sull'economia, sull'ambiente e sulle persone.
  4. Rendicontare, per ciascun tema materiale, le disclosure dei Topic Standard corrispondenti (ad esempio GRI 305 per le emissioni, o GRI 403 per salute e sicurezza), eventualmente integrate da un Sector Standard se disponibile per il proprio settore.

Una pratica diffusa, pur non obbligatoria, è la pubblicazione di un GRI Content Index: una tabella che indica, per ciascuna disclosure rendicontata, la pagina o la sezione del rapporto in cui si trova. Facilita la lettura da parte di analisti e investitori abituati al formato GRI, e rende più semplice una verifica esterna (assurance), se l'impresa sceglie di farla certificare da un revisore indipendente.

Raccogliere ogni anno gli stessi indicatori, su scope 1, 2 e 3 delle emissioni o su altri temi materiali, richiede un processo stabile di raccolta dati. Una piattaforma come Orki automatizza parte di questa raccolta per gli indicatori climatici, riducendo il lavoro di ricostruzione manuale da un esercizio di rendicontazione all'altro.

Conclusione: 5 punti da ricordare

  1. Il GRI non è un concorrente degli ESRS, ma il referenziale volontario più diffuso al mondo. Lo utilizza il 71% delle imprese N100 e il 77% delle G250 secondo KPMG (2024).
  2. Dal 2021 gli standard GRI sono organizzati in tre serie: Universal Standards (sempre applicabili), Sector Standards (per settore) e Topic Standards (per tema), in vigore dal 1° gennaio 2023.
  3. GRI ed ESRS sono dichiarati interoperabili dal settembre 2023, con un indice di corrispondenza dettagliato pubblicato a fine 2024: rendicontare secondo gli ESRS copre in larga parte anche i requisiti GRI corrispondenti.
  4. In Italia il GRI era il referenziale di fatto della vecchia DNF (D.Lgs 254/2016, oggi abrogato), prima dell'arrivo degli ESRS obbligatori con il D.Lgs 125/2024.
  5. Resta utile per chi è fuori dal perimetro CSRD dopo l'innalzamento delle soglie Omnibus, o per dialogare con interlocutori internazionali abituati a questo linguaggio.

Fonti

Domande frequenti

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È il Global Reporting Initiative, un'organizzazione internazionale indipendente che pubblica dal 2016 gli standard GRI, il referenziale volontario più diffuso al mondo per rendicontare gli impatti ambientali, sociali ed economici di un'organizzazione.
Il GRI è stato fondato nel settembre 1997 a Boston da CERES e dal Tellus Institute, con il coinvolgimento del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente. Le prime linee guida di rendicontazione risalgono al 2000.
Le Guidelines (fino alla versione G4) erano linee di indirizzo. Nel 2016 il GRI le ha sostituite con veri e propri standard, entrati in vigore il 1° luglio 2018, con requisiti più precisi e verificabili, che possono essere citati come riferimento in un'attività di assurance.
Tre: gli Universal Standards (si applicano a ogni organizzazione), i Sector Standards (specifici per settore, quattro pubblicati a oggi) e i Topic Standards (specifici per tema, ad esempio emissioni o salute e sicurezza).
No. Sono un referenziale volontario. L'obbligo di rendicontazione di sostenibilità per le imprese nel perimetro CSRD si basa sugli standard ESRS, non sugli standard GRI.
In larga parte sì. EFRAG e GRI hanno pubblicato una dichiarazione congiunta di interoperabilità nel settembre 2023, e un indice dettagliato di corrispondenza (GRI-ESRS Interoperability Index) nel novembre 2024. Un'impresa che rendiconta secondo gli ESRS può essere considerata come già conforme a una grande parte delle disclosure GRI corrispondenti, a condizione che la propria valutazione di materialità lo confermi: non si tratta di un'equivalenza automatica.
Perché il D.Lgs 254/2016, che imponeva la Dichiarazione Non Finanziaria (DNF) agli enti di interesse pubblico di grandi dimensioni, non prescriveva un referenziale unico, e la grande maggioranza delle imprese soggette ha scelto di redigere la DNF con riferimento agli standard GRI.
No, è stato abrogato e sostituito dal D.Lgs 125/2024, che recepisce la direttiva CSRD e introduce gli ESRS come standard obbligatorio per le imprese nel perimetro.
Secondo la KPMG Survey of Sustainability Reporting 2024, il 71% delle imprese del campione N100 (5.800 imprese di 58 paesi) e il 77% delle 250 maggiori multinazionali (campione G250) utilizzano gli standard GRI.
Sono dati mondiali e, per il dettaglio regionale, europei (71% per l'Europa nel campione N100): la survey KPMG 2024 non pubblica una ripartizione specifica per l'Italia in questa edizione. Un dato nazionale esiste però per le società quotate: secondo CONSOB, 144 delle società quotate su Euronext Milan hanno pubblicato una DNF nel 2023 (71,3% in numero, 96,7% della capitalizzazione).
È una tabella, non obbligatoria ma diffusa nella pratica, che indica per ciascuna disclosure GRI rendicontata la pagina o la sezione del rapporto corrispondente, per facilitare la lettura da parte di analisti e investitori.
No, non per obbligo legale. Può però scegliere di farlo su base volontaria, ad esempio con gli standard GRI o lo standard VSME, per rispondere a richieste di clienti, banche o investitori.
GRI 101: Biodiversity 2024 entra in vigore per i periodi di rendicontazione a partire dal 1° gennaio 2026. GRI 102: Climate Change 2025 e GRI 103: Energy 2025, pubblicati nel giugno 2025, entrano in vigore a partire dal 1° gennaio 2027 e sostituiscono da quella data le disclosure climatiche di GRI 305. Attenzione a non confondere questi standard con i vecchi GRI 101/102/103 (Foundation/General Disclosures/Management Approach), rinominati GRI 1/2/3 dalla revisione 2021 in poi.
Non è un obbligo del GRI stesso, ma molte imprese scelgono una verifica esterna (assurance) per rafforzare la credibilità del rapporto presso investitori e stakeholder.