Misurare l'impronta di carbonio è il primo passo di qualsiasi strategia climatica: non si riduce ciò che non si misura. Per un'azienda, conoscere le proprie emissioni è oggi richiesto da clienti, banche e normative.
L'impronta di carbonio traduce in un unico numero, espresso in CO2 equivalente, l'effetto delle attività di un'organizzazione sul clima. Dietro quel numero c'è un metodo preciso, fatto di scope, fattori di emissione e standard internazionali.
Questa guida spiega cos'è l'impronta di carbonio, la differenza tra prodotto e organizzazione, gli scope 1, 2 e 3, gli standard di riferimento e come si calcola.
In breve
- L'impronta di carbonio (carbon footprint) è il totale delle emissioni di gas serra associate a un'organizzazione o a un prodotto, espresso in CO2 equivalente (CO2e).
- Si distingue tra impronta di organizzazione e impronta di prodotto.
- Le emissioni si classificano in scope 1 (dirette), scope 2 (energia acquistata) e scope 3 (catena del valore).
- Gli standard di riferimento sono il GHG Protocol e le norme ISO 14064 (organizzazione) e ISO 14067 (prodotto).
- Si calcola moltiplicando i dati di attività per i fattori di emissione.
Cos'è l'impronta di carbonio?
L'impronta di carbonio è la quantità totale di gas serra emessi, direttamente e indirettamente, da un'organizzazione, un prodotto o un'attività. Si esprime in CO2 equivalente, un'unità che somma i diversi gas serra in base al loro potenziale di riscaldamento.
Ridurla è l'obiettivo; misurarla è il presupposto. Senza una misura affidabile non è possibile fissare obiettivi credibili né dimostrare i progressi.
Impronta di carbonio di prodotto e di organizzazione
Esistono due livelli di analisi. L'impronta di organizzazione (corporate carbon footprint) misura le emissioni dell'intera azienda in un anno. L'impronta di prodotto (product carbon footprint) misura le emissioni di un singolo prodotto lungo il suo ciclo di vita.
Le due analisi rispondono a domande diverse: la prima serve alla strategia climatica e al reporting; la seconda all'ecodesign, alle EPD e al confronto tra prodotti.
Gli scope 1, 2 e 3
Per evitare doppi conteggi, le emissioni si organizzano in tre "scope" secondo il GHG Protocol.
Lo scope 3 è quasi sempre il più rilevante e il più difficile da misurare, perché richiede dati dai fornitori e dai clienti.

Gli standard: GHG Protocol e ISO
Il calcolo segue standard riconosciuti a livello internazionale. Il GHG Protocol è il riferimento più diffuso e definisce la logica degli scope. Le norme ISO 14064 (per le organizzazioni) e ISO 14067 (per i prodotti) forniscono i requisiti tecnici per quantificare e rendicontare le emissioni.
Seguire questi standard è ciò che rende l'impronta di carbonio credibile, confrontabile e utilizzabile nel reporting di sostenibilità.
Come si calcola l'impronta di carbonio
Il principio di base è semplice: si moltiplicano i dati di attività per i fattori di emissione.
I dati di attività sono le quantità misurate (litri di carburante, kWh di elettricità, chilometri percorsi, tonnellate di materiali). I fattori di emissione convertono ciascun dato in CO2 equivalente. La somma di tutti i contributi dà l'impronta totale.

La difficoltà non è la formula, ma la raccolta di dati completi e affidabili, soprattutto per lo scope 3. Una piattaforma come Orki automatizza la raccolta dei dati di attività e l'applicazione dei fattori di emissione, riducendo errori e tempi.
Perché e come ridurla
Misurare è il primo passo; l'obiettivo è ridurre. Una volta nota la distribuzione delle emissioni per scope e per attività, si individuano le leve prioritarie: efficienza energetica, energia rinnovabile, mobilità, acquisti e fornitori.
Un monitoraggio ripetuto nel tempo permette di verificare i progressi e di costruire una traiettoria di riduzione credibile, anche in vista di obiettivi come quelli dell'SBTi.
Il metodo di calcolo per scope
Il principio è semplice: si moltiplicano i dati di attività per i fattori di emissione e si sommano i risultati. I dati di attività sono le quantità misurate (litri di carburante, kWh di elettricità, km percorsi, tonnellate di materiali); i fattori di emissione convertono ciascun dato in CO2 equivalente. Si procede scope per scope: scope 1 (emissioni dirette), scope 2 (energia acquistata) e scope 3 (catena del valore).
La difficoltà non è la formula, ma raccogliere dati completi e verificabili, soprattutto per lo scope 3, che spesso supera il 70% del totale e dipende dai dati di fornitori e clienti.
Esempio per una PMI
Una PMI manifatturiera calcola lo scope 1 dai consumi di gas e dal carburante dei mezzi propri, lo scope 2 dall'elettricità acquistata, e lo scope 3 dagli acquisti di materiali, dalla logistica e dai rifiuti. Tipicamente scopre che la maggior parte dell'impronta è nello scope 3, negli acquisti: un'informazione preziosa, perché indica dove agire davvero per ridurre le emissioni.
Scope 2: market-based e location-based
Per lo scope 2 esistono due metodi. Il location-based usa il fattore medio della rete elettrica del territorio; il market-based riflette i contratti di acquisto di energia (ad esempio elettricità con garanzia di origine rinnovabile). Un'impresa con contratto 100% rinnovabile può avere uno scope 2 market-based molto basso. Il GHG Protocol raccomanda di riportare entrambi.
Dai dati agli obiettivi: SBTi e leve di riduzione
L'impronta di carbonio è la base su cui fissare obiettivi di riduzione basati sulla scienza (SBTi). Una volta misurata, l'impresa individua le leve prioritarie: efficienza energetica, energia rinnovabile, mobilità, acquisti e fornitori. Senza una misura affidabile e coerente nel tempo non è possibile stabilire né validare una traiettoria di decarbonizzazione credibile.
Errori frequenti
Limitarsi a scope 1 e 2 ignorando lo scope 3, dove sta il grosso delle emissioni. Usare fattori di emissione non aggiornati. Non documentare le fonti dei dati, impedendo la verifica. E cambiare metodo tra un anno e l'altro, rendendo impossibile confrontare l'andamento.
Fonti
- GHG Protocol — Corporate Standard. https://ghgprotocol.org — Consultato il 6 giugno 2026.
- ISO — ISO 14064 e ISO 14067. https://www.iso.org — Consultato il 6 giugno 2026.
- ISPRA — Fattori di emissione. https://www.isprambiente.gov.it — Consultato il 6 giugno 2026.






