Economia circolare in azienda: l'obbligo di rendicontazione ESRS E5

In breve

  • L'economia circolare per un'impresa consiste nel ridurre l'uso di risorse vergini, prolungare la vita dei prodotti e reintegrare materiali e rifiuti nel ciclo produttivo, invece di seguire lo schema lineare "estrarre, produrre, gettare".
  • La Commissione europea ha reso l'economia circolare uno standard ESRS a sé stante: l'ESRS E5, "Utilizzo delle risorse ed economia circolare", parte del set adottato con il Regolamento delegato (UE) 2023/2772.
  • L'ESRS E5 si applica alle imprese soggette alla CSRD solo se il tema risulta rilevante (o «material», nella terminologia inglese dell'ESRS) dall'analisi di doppia materialità: non è un obbligo automatico per tutte le imprese nel perimetro CSRD.
  • La versione in vigore conta 6 disclosure requirement (E5-1 a E5-6); la revisione adottata dalla Commissione il 3 luglio 2026 ne riduce il numero a 5, sopprimendo l'E5-6, ma è ancora in esame da parte di Parlamento e Consiglio all'8 settembre 2026.
  • Il tasso di utilizzo circolare dei materiali in Italia era del 21,6% nel 2024, quasi il doppio della media UE del 12,2% (Eurostat, 2024).

Cos'è l'economia circolare per un'impresa

L'economia lineare segue uno schema semplice: si estraggono materie prime, si producono beni, si usano e infine si gettano. L'economia circolare rompe questo schema. L'obiettivo è mantenere materiali, componenti e prodotti in uso il più a lungo possibile, tramite eco-design, riuso, riparazione, rigenerazione e riciclo, prima che diventino rifiuto.

Per un'impresa, questo non è solo un tema di gestione dei rifiuti. È una scelta che riguarda la progettazione dei prodotti, la selezione dei materiali, i rapporti con i fornitori e, sempre più spesso, la rendicontazione pubblica delle proprie pratiche.

La Commissione europea ha collocato l'economia circolare al centro del Green Deal fin dal 2020, con il Circular Economy Action Plan (COM(2020) 98), adottato l'11 marzo 2020. Da allora il tema si è progressivamente trasformato da priorità politica a obbligo di rendicontazione per le imprese soggette alla CSRD, tramite lo standard ESRS E5.

Per il panorama completo di tutti gli standard ESRS, la struttura del set e la doppia materialità, l'articolo su standard di rendicontazione ESRS tratta il tema nel suo insieme. Questo articolo si concentra invece sull'ESRS E5 in profondità.

L'ESRS E5: cosa richiede lo standard sull'utilizzo delle risorse

L'ESRS E5, "Utilizzo delle risorse ed economia circolare", è uno dei cinque standard tematici ambientali del set ESRS (da E1 a E5), adottato con il Regolamento delegato (UE) 2023/2772. Chiede alle imprese di descrivere in modo strutturato come gestiscono i flussi di materiali, dall'ingresso in azienda fino all'uscita sotto forma di prodotti venduti o rifiuti.

Nella versione attualmente in vigore, lo standard si articola in 6 disclosure requirement (DR).

Disclosure requirement Cosa richiede Stato all'8 settembre 2026
E5-1 Politiche Le politiche adottate per gestire gli impatti, i rischi e le opportunità legati all'uso delle risorse e all'economia circolare In vigore
E5-2 Azioni e risorse Le azioni intraprese e le risorse allocate per attuare la strategia di economia circolare In vigore
E5-3 Obiettivi Gli obiettivi quantificati e datati, ad esempio di riduzione dell'uso di materiali vergini o di aumento della quota di materiali riciclati In vigore
E5-4 Flussi di risorse in entrata Il peso dei materiali biologici e non biologici utilizzati, la quota proveniente da fonti riciclate o rinnovabili; una descrizione qualitativa dei flussi entranti menziona anche l'acqua, ma le metriche quantitative di prelievo e consumo idrico rientrano nell'ESRS E3 In vigore
E5-5 Flussi di risorse in uscita I prodotti e i materiali venduti, la loro durata e riciclabilità prevista, i rifiuti generati per tipologia e modalità di gestione (riciclo, incenerimento, discarica) In vigore
E5-6 Effetti finanziari attesi I rischi e le opportunità finanziarie attese legati all'uso delle risorse e all'economia circolare Soppresso nella revisione adottata il 3 luglio 2026, non ancora in vigore

Il cuore dello standard sono gli E5-4 e gli E5-5: servono a valutare quanto un'impresa si sta effettivamente allontanando dal modello "estrarre, produrre, gettare" verso un sistema circolare, tramite la misura dei flussi fisici di materiali in entrata e in uscita.

La revisione adottata il 3 luglio 2026 non è ancora applicabile. La Commissione europea ha adottato l'atto delegato che riduce l'ESRS E5 a 5 disclosure requirement, ma il testo resta in esame da parte del Parlamento europeo e del Consiglio (periodo di due mesi dall'adozione, prorogabile di altri due) dal 9 luglio 2026. Fino alla sua entrata in vigore, la versione con 6 disclosure requirement resta quella applicabile. La soppressione dell'E5-6 non è l'unico cambiamento: l'E5-4 passa da una logica di "peso totale dei materiali utilizzati" a una logica di materiali chiave, con un nuovo indicatore che segnala se un materiale chiave contiene materie prime critiche o strategiche (Regolamento (UE) 2024/1252); inoltre i requisiti minimi su politiche, azioni e obiettivi (MDR-P/A/T), finora autonomi in E5-1/2/3, vengono assorbiti nel quadro generale dell'ESRS 2.

Chi è obbligato e con quale calendario

L'ESRS E5 non è un obbligo isolato: si applica nell'ambito più ampio della CSRD, con due condizioni cumulative.

La prima è il perimetro. Dopo il pacchetto Omnibus I, entrato in vigore il 18 marzo 2026, sono soggette alla CSRD le imprese che superano, cumulativamente, oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto. La Commissione europea stima una riduzione del perimetro di circa l'80% rispetto al perimetro CSRD d'origine (soglia di 250 dipendenti e due criteri su tre). Il numero assoluto di imprese restanti nel perimetro varia secondo le fonti e non è ancora consolidato ufficialmente: questo articolo non lo cita per evitare una cifra fragile.

La seconda condizione, spesso trascurata, è la materialità. L'ESRS E5, come tutti gli standard tematici ambientali e sociali, si rendiconta solo se il tema risulta rilevante per l'impresa, in base all'analisi di doppia materialità richiesta dall'ESRS 2. Un'impresa soggetta alla CSRD ma la cui analisi di materialità non individua l'uso delle risorse come rilevante non è tenuta a pubblicare le informazioni E5. In pratica, l'ESRS E5 riguarda soprattutto le imprese a intensità di materiali significativa: industria manifatturiera, edilizia, tessile, imballaggi, elettronica.

In Italia, la CSRD è stata recepita con il Decreto Legislativo 6 settembre 2024, n. 125, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 212 del 10 settembre 2024 ed entrato in vigore il 25 settembre 2024. L'Omnibus I sopprime il sistema per ondate successive della CSRD d'origine: le nuove soglie uniche (oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto) si applicano agli esercizi aperti dal 1° gennaio 2027, con i primi rapporti nel 2028.

Calendario dell'obbligo di rendicontazione ESRS E5: D.Lgs 125/2024 in vigore dal 25 settembre 2024, Omnibus I in vigore dal 18 marzo 2026, revisione ESRS adottata il 3 luglio 2026 e in esame, esercizi soggetti alle nuove soglie dal 1° gennaio 2027

Per le imprese nel perimetro, disporre di dati tracciabili sui flussi di materiali diventa un prerequisito pratico. Una piattaforma dedicata al modulo CSRD, come quella di Orki, collega i dati di flusso di risorse raccolti per l'ESRS E5 alla rendicontazione generale, mantenendo la tracciabilità delle fonti e delle ipotesi di calcolo.

Come si misura: gli indicatori chiave dell'economia circolare

Al di là del testo normativo, l'ESRS E5 si traduce in indicatori concreti da raccogliere e monitorare. La tabella seguente riassume i principali, con alcuni dati di riferimento italiani ed europei.

Indicatore Cosa misura Dato di riferimento
Flussi di risorse in entrata Peso totale dei materiali utilizzati, quota di materiali riciclati o rinnovabili Richiesto dall'E5-4; nessun valore soglia unico, dipende dal settore
Consumo di acqua Prelievo, consumo e scarico idrico in m³ Richiesto dall'ESRS E3, non dall'E5-4 (che ne menziona solo l'esistenza in modo qualitativo)
Flussi di risorse in uscita e rifiuti Rifiuti generati per tipologia e modalità di gestione (riciclo, incenerimento, discarica) Richiesto dall'E5-5
Tasso di utilizzo circolare dei materiali Quota di materiali riciclati sul totale dei materiali utilizzati nell'economia (indicatore macro Eurostat, non un dato che l'impresa rendiconta ai sensi dell'E5-4/E5-5) Italia 21,6%, media UE 12,2% nel 2024 (Eurostat); Italia terza nell'UE dopo Paesi Bassi (32,7%) e Belgio (22,7%)
Rifiuti di imballaggio Quantità generata e quota riciclata per abitante UE: 177,8 kg pro capite generati nel 2023; Italia: 219,5 kg pro capite generati ma 162,2 kg pro capite riciclati, il valore più alto tra i paesi UE, oltre il 70% di tasso di riciclo (Eurostat)

Il dato italiano sui rifiuti di imballaggio è indicativo di una caratteristica ricorrente: l'Italia genera più rifiuti di imballaggio pro capite della media UE, ma ne ricicla anche di più, superando già nel 2023 l'obiettivo di riciclo fissato per il 2030. Questo tipo di lettura combinata, dove il volume assoluto conta meno della capacità di richiudere il ciclo, è esattamente ciò che l'ESRS E5 chiede alle imprese di documentare per i propri flussi di materiali. Il Circular Economy Action Plan (COM(2020) 98) fissa l'obiettivo di raddoppiare il tasso di utilizzo circolare dei materiali (CMUR) a livello UE-27 entro il 2030, portandolo al 23,2% (Eurostat, 19/11/2025): è un obiettivo aggregato per l'Unione nel suo complesso, non un target nazionale, e il 21,6% italiano resta un dato distinto, seppure già vicino a quella soglia europea.

Dati aziendali ESRS E5 (flussi di risorse in entrata E5-4, flussi in uscita e rifiuti E5-5) e, a titolo di contesto Eurostat non rendicontato ai sensi dell'E5, il tasso di utilizzo circolare dei materiali in Italia (21,6%) e nella media UE (12,2%, 2024)

Strategie operative di economia circolare per le imprese italiane

Rendicontare l'ESRS E5 richiede prima di avere una strategia operativa da cui partire. Le leve più comuni si collocano a diversi stadi del ciclo di vita del prodotto.

All'origine, l'eco-design riduce la quantità di materiali vergini necessari e facilita lo smontaggio e il riciclo a fine vita. Per i prodotti che entreranno nel campo di applicazione del passaporto digitale di prodotto europeo, l'articolo su passaporto digitale di prodotto approfondisce come tracciare queste informazioni lungo la catena del valore.

Sugli imballaggi, un ambito spesso ad alto impatto e alta visibilità, il regolamento europeo dedicato impone requisiti specifici di riciclabilità e di contenuto riciclato: l'articolo su regolamento imballaggi PPWR tratta questo tema in dettaglio.

A valle, le imprese che vogliono documentare l'impatto ambientale di un prodotto specifico, oltre alla rendicontazione aziendale ESRS E5, possono fare riferimento a etichette di prodotto basate su analisi del ciclo di vita, come illustrato nell'articolo su Made Green Italy.

A livello nazionale, la Strategia Nazionale per l'Economia Circolare (SEC), approvata con decreto ministeriale 24 giugno 2022, n. 259, e il relativo cronoprogramma di attuazione (decreto 19 settembre 2022, n. 342), forniscono il quadro di riferimento del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), monitorato da un Osservatorio nazionale istituito nello stesso anno nell'ambito del PNRR. Questo quadro pubblico non sostituisce l'obbligo di rendicontazione ESRS E5, ma ne è il contesto politico di riferimento in Italia.

Economia circolare e altri standard ESRS

L'ESRS E5 non si legge isolato dagli altri standard ambientali. L'ESRS E1, dedicato al cambiamento climatico, resta lo standard più frequentemente rilevante per la maggior parte delle imprese, perché copre le emissioni di gas serra su tutti gli scope. L'ESRS E5 aggiunge una lettura complementare, centrata sui flussi fisici di materiali piuttosto che sulle emissioni.

In pratica, le due dimensioni si intrecciano spesso: ridurre l'uso di materiali vergini, allungare la vita di un prodotto o aumentare il contenuto riciclato ha quasi sempre un effetto indiretto sulle emissioni di scope 3 a monte. Per la metodologia di calcolo delle emissioni per scope, l'articolo su impronta di carbonio aziendale approfondisce questa dimensione distinta, che resta però una metrica diversa dai flussi di materiali richiesti dall'E5.

Per le imprese soggette a più standard ESRS contemporaneamente, evitare di raccogliere due volte gli stessi dati di attività diventa un tema operativo concreto, soprattutto tra la rendicontazione climatica (ESRS E1) e quella sui materiali (ESRS E5).

Errori frequenti e rischio di greenwashing sull'economia circolare

Alcuni errori ricorrono nella comunicazione sull'economia circolare.

Il primo è affermare che un prodotto è "completamente circolare" senza dati a supporto: riciclabilità teorica e tasso di riciclo effettivo sono due informazioni diverse, e solo la seconda risponde a quanto richiesto dall'E5-5.

Il secondo è concentrare la comunicazione sul riciclo a fine vita, più facile da valorizzare, trascurando i flussi in entrata: la selezione dei materiali vergini e la loro origine restano una parte centrale dell'informazione richiesta dall'E5-4.

Il terzo, il più sensibile dal punto di vista legale, è formulare asserzioni ambientali generiche ("eco-friendly", "sostenibile") senza prova documentata. La direttiva (UE) 2024/825 sulle asserzioni ambientali, recepita in Italia con il D.Lgs 20 febbraio 2026, n. 30 e applicabile dal 27 settembre 2026, inquadra proprio questo tipo di comunicazione. L'articolo su greenwashing e direttiva UE 2024/825 tratta il tema in dettaglio.

Fonti

Domande frequenti

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È il modello che sostituisce lo schema lineare "estrarre, produrre, gettare" con pratiche che mantengono materiali e prodotti in uso il più a lungo possibile: eco-design, riuso, riparazione, riciclo.
È lo standard ESRS dedicato all'utilizzo delle risorse e all'economia circolare, adottato con il Regolamento delegato (UE) 2023/2772. Chiede alle imprese soggette alla CSRD di rendicontare politiche, azioni, obiettivi e flussi di materiali in entrata e in uscita.
No. Si applica solo se il tema dell'uso delle risorse e dell'economia circolare risulta rilevante per l'impresa, in base all'analisi di doppia materialità richiesta dall'ESRS 2.
Le imprese che superano cumulativamente oltre 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto: una soglia che riduce il perimetro CSRD di circa l'80% rispetto alla versione originale della direttiva, secondo le stime della Commissione europea.
Nella versione in vigore, 6: politiche (E5-1), azioni e risorse (E5-2), obiettivi (E5-3), flussi di risorse in entrata (E5-4), flussi di risorse in uscita (E5-5) ed effetti finanziari attesi (E5-6).
La revisione riduce l'ESRS E5 a 5 disclosure requirement, sopprimendo l'E5-6 sugli effetti finanziari attesi. Cambia anche l'E5-4, che passa a una logica di materiali chiave con un nuovo indicatore sulle materie prime critiche, e i requisiti minimi su politiche/azioni/obiettivi vengono assorbiti nell'ESRS 2. Il testo è però ancora in esame da parte di Parlamento e Consiglio e non è in vigore. Una volta in vigore, le imprese potranno scegliere di applicare anticipatamente gli ESRS rivisti già per l'esercizio 2026; fino alla pubblicazione dell'atto delegato in Gazzetta ufficiale UE resta applicabile il Regolamento delegato (UE) 2023/2772.
Il peso dei materiali biologici e non biologici utilizzati e la quota proveniente da fonti riciclate o rinnovabili. L'E5-4 menziona l'acqua solo in modo qualitativo tra i flussi entranti: le metriche quantitative di consumo idrico rientrano nell'ESRS E3, non nell'E5.
I prodotti e i materiali venduti, la loro durata e riciclabilità prevista, e i rifiuti generati per tipologia e modalità di gestione: riciclo, incenerimento o discarica.
Secondo Eurostat, il 21,6% nel 2024, contro una media UE del 12,2%: l'Italia è terza nell'UE dopo Paesi Bassi (32,7%) e Belgio (22,7%).
L'Italia genera più rifiuti di imballaggio pro capite della media UE (219,5 kg contro 177,8 kg nel 2023), ma ne ricicla anche di più: 162,2 kg pro capite, il valore più alto tra i paesi UE.
È il quadro programmatico del MASE, approvato nel 2022, che fissa obiettivi e misure per la transizione circolare in Italia nell'ambito del PNRR. Non sostituisce l'obbligo di rendicontazione ESRS E5, ne è il contesto politico nazionale.
Sono standard distinti: l'E1 copre le emissioni di gas serra per scope, l'E5 i flussi fisici di materiali e rifiuti. Le due dimensioni si intrecciano spesso nella pratica, ma restano metriche separate.
Distinguendo la riciclabilità teorica dal tasso di riciclo effettivo, documentando sia i flussi in entrata sia quelli in uscita, ed evitando asserzioni generiche senza prova documentata.
Agli esercizi aperti dal 1° gennaio 2027, con i primi rapporti nel 2028: l'Omnibus I ha sostituito il sistema per ondate della CSRD d'origine con un'unica soglia di ingresso.
Piattaforme di rendicontazione CSRD che automatizzano la raccolta dei dati sui flussi di materiali e rifiuti, collegandoli alla rendicontazione generale e riducendo la duplicazione con altri standard come l'E1.