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ISO 26000: cos'è la norma sulla responsabilità sociale

Nessun ente di certificazione può rilasciare un "certificato ISO 26000": la norma stessa lo esclude esplicitamente. Eppure il termine compare spesso, a torto, accanto a ISO 14001 o ISO 9001 come se fosse un sistema di gestione certificabile allo stesso modo.

La confusione nasce dalla forma: come molte altre norme ISO, anche la 26000 porta un numero a cinque cifre e un titolo tecnico. Ma la sua natura è diversa da quella delle norme di sistema di gestione. Questo articolo spiega cos'è davvero la norma ISO 26000, quali sono le sue sette questioni centrali, come si è diffusa in Italia tramite UNI e in cosa si distingue dagli altri referenziali di responsabilità sociale già diffusi tra le imprese italiane.

In breve

  • La norma ISO 26000:2010 è una guida volontaria sulla responsabilità sociale delle organizzazioni, non certificabile: non contiene requisiti verificabili da un ente terzo, a differenza di ISO 14001 o ISO 9001.
  • Individua sette questioni centrali: governance dell'organizzazione, diritti umani, rapporti e condizioni di lavoro, ambiente, correttezza delle pratiche gestionali, questioni relative ai consumatori, coinvolgimento e sviluppo della comunità.
  • In Italia, UNI ha pubblicato diversi documenti applicativi (UNI/PdR 18:2016, UNI/PdR 49:2018 per l'edilizia, UNI/PdR 51:2018 per micro e piccole imprese) e l'ha adottata come modello organizzativo interno nel 2017.
  • Si applica a qualunque tipo di organizzazione, indipendentemente da dimensione o settore: non è pensata solo per le grandi imprese.
  • Va distinta da ISO 14001 (sistema di gestione ambientale certificabile), da EcoVadis (valutazione a punteggio di una piattaforma privata) e dagli standard di rendicontazione come il GRI: la 26000 è un quadro di orientamento, non un sistema da certificare né uno standard di reporting.

Cos'è la norma ISO 26000

La norma ISO 26000:2010, pubblicata nel novembre 2010 dall'Organizzazione internazionale per la normazione, fornisce linee guida sulla responsabilità sociale delle organizzazioni. Il suo obiettivo dichiarato è aiutare le organizzazioni a contribuire allo sviluppo sostenibile, integrando la responsabilità sociale nei loro valori e nelle loro pratiche quotidiane.

A differenza delle norme di sistema di gestione come ISO 9001 (qualità) o ISO 14001 (ambiente), ISO 26000 non contiene requisiti: è una norma di orientamento ("guidance standard"), redatta con un linguaggio raccomandativo, non prescrittivo. ISO ha chiarito questo punto in modo esplicito al momento della pubblicazione: nessuna certificazione accreditata può basarsi su di essa, e qualunque dichiarazione di "certificazione ISO 26000" andrebbe considerata fuorviante, perché la norma non definisce criteri di conformità auditabili da un organismo terzo.

Per la differenza concreta con un sistema di gestione certificabile, l'articolo su ISO 14001 descrive il processo di certificazione che ISO 26000, per costruzione, non prevede.

La norma si applica a qualunque tipo di organizzazione, pubblica o privata, di qualunque dimensione o settore, e in qualunque paese: non è rivolta esclusivamente alle grandi imprese quotate. Questo la distingue da molti framework di rendicontazione, pensati per soglie dimensionali precise.

Un processo di elaborazione multi-stakeholder, non un testo calato dall'alto

La norma è il risultato di un processo di elaborazione insolitamente ampio per uno standard ISO. Il gruppo di lavoro ha tenuto otto sessioni plenarie tra il 2005 e il 2010, coinvolgendo circa 500 delegati provenienti da 99 paesi membri ISO, di cui 69 paesi in via di sviluppo, oltre a 42 organizzazioni pubbliche e private. I delegati rappresentavano sei categorie di portatori di interesse: industria, governi, organizzazioni non governative, lavoratori, consumatori e il gruppo ricerca/accademia.

Questo processo multi-stakeholder spiega perché la norma non impone un unico modello di governance o di comunicazione: riconosce esplicitamente che pratiche efficaci di responsabilità sociale variano secondo il contesto economico, sociale, ambientale, culturale, politico e legale.

Le sette questioni centrali della responsabilità sociale

Il cuore operativo della norma sono le sette questioni centrali (core subjects) che ogni organizzazione è invitata a considerare nel definire il perimetro della propria responsabilità sociale.

# Questione centrale Cosa copre in sintesi
1 Governance dell'organizzazione Processi decisionali, trasparenza, responsabilità interna; è la questione trasversale alle altre sei
2 Diritti umani Dovuta diligenza, situazioni a rischio, discriminazione, diritti civili e politici, diritti economici sociali e culturali
3 Rapporti e condizioni di lavoro Occupazione, condizioni contrattuali, dialogo sociale, salute e sicurezza, sviluppo delle competenze
4 Ambiente Prevenzione dell'inquinamento, uso sostenibile delle risorse, mitigazione dei cambiamenti climatici, protezione della biodiversità
5 Correttezza delle pratiche gestionali Anticorruzione, concorrenza leale, promozione della responsabilità sociale nella catena di fornitura, rispetto dei diritti di proprietà
6 Questioni relative ai consumatori Pratiche commerciali eque, informazione e protezione dei dati, accesso a beni e servizi essenziali, consumo sostenibile
7 Coinvolgimento e sviluppo della comunità Occupazione locale, sviluppo economico, istruzione e cultura, investimento sociale

Le sette questioni centrali della norma ISO 26000: governance dell'organizzazione, diritti umani, rapporti e condizioni di lavoro, ambiente, correttezza delle pratiche gestionali, questioni relative ai consumatori, coinvolgimento e sviluppo della comunità

La norma non impone un ordine di priorità tra le sette questioni: raccomanda invece a ogni organizzazione di identificare, tramite un dialogo con i propri portatori di interesse, quali sono rilevanti e significative per il proprio contesto specifico.

ISO 26000 in Italia: il ruolo di UNI

In Italia, l'adozione della norma ISO 26000 passa principalmente da UNI (Ente Italiano di Normazione), che ha pubblicato diversi documenti applicativi per facilitarne l'uso concreto nelle organizzazioni:

  • UNI/PdR 18:2016: prassi di riferimento con linee guida applicative alla UNI ISO 26000, pensata per accompagnare le organizzazioni nell'autovalutazione sui sette temi.
  • UNI/PdR 49:2018: prassi dedicata al settore delle costruzioni.
  • UNI/PdR 51:2018: prassi rivolta specificamente a micro e piccole imprese e imprese artigiane, per adattare l'impianto della norma a realtà con risorse limitate.
  • UNI ISO/TS 26030:2019: specifica tecnica dedicata alla filiera alimentare.

UNI stessa ha adottato la norma ISO 26000 come modello organizzativo interno nel 2017, un segnale del ruolo che l'ente le attribuisce anche al proprio interno.

Caso concreto: Poste Italiane si è sottoposta su base volontaria a una verifica indipendente e ha ottenuto l'Attestato di verifica (Assurance Statement) UNI ISO 26000 nel giugno 2020, rilasciato da DNV GL. Resta uno dei casi di adozione formale più documentati pubblicamente in Italia.

ISO 26000 a confronto con gli altri referenziali RSI

Il panorama dei referenziali di responsabilità sociale e ambientale è denso, e la confusione tra loro è frequente. La tabella seguente chiarisce la natura di ciascuno rispetto a ISO 26000.

Referenziale Natura Certificabile da terza parte Obbligo di rendicontazione
ISO 26000 Guida volontaria sulla responsabilità sociale No, esplicitamente escluso dalla norma No
ISO 14001 Sistema di gestione ambientale Sì, tramite audit di un ente accreditato No, ma richiede un sistema documentato
EcoVadis Valutazione a punteggio di una piattaforma privata No (è una valutazione, non una certificazione normativa) Implicita: il questionario stesso è la base della valutazione
GRI (Global Reporting Initiative) Standard di rendicontazione di sostenibilità No Sì, è uno standard pensato per la pubblicazione di un report

Confronto tra ISO 26000, ISO 14001, EcoVadis e GRI: natura del referenziale, possibilità di certificazione da parte terza e obbligo di rendicontazione

La distinzione più importante riguarda la certificabilità: ISO 26000 non si certifica. Un'organizzazione che dichiara di "essere certificata ISO 26000" commette un'imprecisione che un revisore attento, un cliente esigente o un'autorità di vigilanza individuano immediatamente. L'unica forma di riconoscimento esterno possibile è una verifica volontaria di conformità, come nel caso di Poste Italiane, non una certificazione accreditata secondo lo schema delle norme di sistema di gestione.

Per la valutazione a punteggio di una piattaforma privata come alternativa a una verifica formale, l'articolo su EcoVadis descrive il funzionamento del processo di scoring e delle medaglie.

Come applicare la norma in pratica

L'applicazione di ISO 26000 segue in genere un percorso in quattro fasi, senza un iter di certificazione da rispettare.

  1. Mappare i portatori di interesse: identificare dipendenti, clienti, fornitori, comunità locali e altri soggetti influenzati dall'attività dell'organizzazione.
  2. Valutare la rilevanza delle sette questioni centrali: capire quali dei sette temi sono effettivamente significativi per il proprio contesto, settore e catena di fornitura.
  3. Integrare la responsabilità sociale nella governance: la norma considera la governance trasversale alle altre sei questioni, non un tema separato da trattare a parte.
  4. Comunicare in modo trasparente: pubblicare i progressi, tipicamente tramite un bilancio di sostenibilità o un rapporto dedicato, senza rivendicare una certificazione che la norma non prevede.

ISO 26000 e la rendicontazione di sostenibilità

ISO 26000 non è uno standard di rendicontazione: non definisce indicatori da pubblicare né un formato di report, a differenza del GRI o degli ESRS previsti dalla CSRD. Le imprese italiane soggette alla CSRD, obbligate a rendicontare secondo gli ESRS, non possono quindi sostituire questo obbligo con un riferimento a ISO 26000.

Per il quadro completo degli standard ESRS previsti dalla CSRD, l'articolo su ESRS: standard di rendicontazione approfonde la struttura degli standard obbligatori.

I due quadri restano tuttavia complementari sul piano concettuale: diverse delle sette questioni centrali di ISO 26000, in particolare ambiente, diritti umani e rapporti di lavoro, ricorrono anche nei temi coperti dagli standard tematici ESRS. Un'organizzazione che ha già condotto un'autovalutazione secondo i sette temi ISO 26000 dispone quindi di una base di lavoro utile, non sostitutiva, per affrontare l'identificazione degli impatti richiesta dalla doppia materialità.

Per il meccanismo di identificazione degli impatti, rischi e opportunità alla base della CSRD, l'articolo su doppia materialità tratta la metodologia in dettaglio.

Fonti

Domande frequenti

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È una guida volontaria pubblicata nel novembre 2010 sulla responsabilità sociale delle organizzazioni. Individua sette questioni centrali da considerare, senza imporre requisiti auditabili né un sistema di certificazione.
No. ISO ha chiarito esplicitamente al momento della pubblicazione che nessun ente può rilasciare una certificazione accreditata ISO 26000, perché la norma non contiene requisiti verificabili da terza parte.
Governance dell'organizzazione, diritti umani, rapporti e condizioni di lavoro, ambiente, correttezza delle pratiche gestionali, questioni relative ai consumatori, coinvolgimento e sviluppo della comunità.
A qualunque tipo di organizzazione, pubblica o privata, di qualunque dimensione o settore, in qualunque paese. Non è rivolta esclusivamente alle grandi imprese.
ISO 14001 è un sistema di gestione ambientale certificabile tramite audit di un ente accreditato. ISO 26000 è una guida di orientamento senza requisiti auditabili e senza possibilità di certificazione.
No. Il GRI definisce indicatori da pubblicare in un report di sostenibilità. ISO 26000 non definisce indicatori né un formato di report: è un quadro di orientamento sui temi da considerare.
Tramite un processo multi-stakeholder, con otto sessioni plenarie tra il 2005 e il 2010, circa 500 delegati di 99 paesi membri ISO (di cui 69 in via di sviluppo) e 42 organizzazioni pubbliche e private.
Attraverso i documenti applicativi pubblicati da UNI: UNI/PdR 18:2016 (linee guida generali), UNI/PdR 49:2018 (costruzioni), UNI/PdR 51:2018 (micro e piccole imprese), oltre alla specifica tecnica UNI ISO/TS 26030:2019 per la filiera alimentare.
Sì, Poste Italiane ha ottenuto nel giugno 2020 un Attestato di verifica (Assurance Statement) UNI ISO 26000 rilasciato da DNV GL, su base volontaria.
EcoVadis è una valutazione a punteggio gestita da una piattaforma privata, basata su un questionario e culminante in una medaglia. ISO 26000 è un referenziale normativo di orientamento, senza punteggio né medaglia.
No. ISO 26000 non definisce indicatori di rendicontazione. Le imprese soggette alla CSRD devono comunque rendicontare secondo gli standard ESRS, indipendentemente da un'eventuale autovalutazione ISO 26000.
La governance dell'organizzazione: la norma la considera il fondamento che permette di integrare effettivamente le altre sei questioni nelle decisioni e nelle attività quotidiane.
È stata pubblicata nel novembre 2010, dopo un processo di elaborazione iniziato nel 2005.
A oggi non risulta pubblicata alcuna revisione ufficiale: la versione in vigore resta ISO 26000:2010. Discussioni su un'eventuale revisione futura sono state sollevate da alcune parti interessate, ma nessun nuovo testo è stato adottato.